Semele e Giove - Metamorfosi di Ovidio


francesco zaffuto - acquarello e isatis -2008 - cm. 21,5x29 



francesco zaffuto - Semele e Giove - acquerello e biro - 2008 - cm.32x43


……. e questa chiede a Giove un dono senza nominarlo.
"Scegli," le risponde il dio; "nulla ti rifiuterò;
e perché tu più mi creda, sia testimone la divinità
del fiume infernale, un dio che anche agli dei incute paura!"
Lieta a proprio danno, eccitata di potere, sul punto di perdersi
per compiacenza dell'amante, Sèmele: "Come ti abbraccia
la figlia di Saturno, quando vi disponete ai giochi d'amore,
così concediti a me!" chiede. Avrebbe voluto il dio, mentre parla,
tapparle la bocca, ma ormai via nell'aria era volata la voce.
Gemette: più non può far sì che non abbia lei chiesto
e lui giurato. E allora tristissimo sale in alto
nel cielo e con uno sguardo raduna docili
le nubi e vi aggiunge uragani e in mezzo ai venti
lampi, tuoni e il fulmine al quale non si sfugge.
Ma, per quanto può, cerca di velare le sue forze
così non si arma del fuoco con cui aveva abbattuto Tifone,
il gigante dalle cento braccia: troppa ferocia v'era in quello.
C'è un altro fulmine più fioco, nel quale la mano dei Ciclopi
ha infuso meno furia e fuoco, meno rabbia:
gli dei lo chiamano fulmine secondo; lo prende ed entra
nella casa di Agenore. Donna mortale non sopporta
assalto celeste e quel dono nuziale la incenerì.
(libro terzo - Metamorfosi di Ovidio)


Per chi non ha sotto mano il testo di Ovidio ecco un link



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