Fetonte e il carro solare - Metamorfosi di Ovidio

acquarello, isatis, polvere di pino -2008 - cm. 21,5x29

(Fetonte convince il padre Apollo di poter guidare il carro solare, il giovane non ascolta le raccomandazioni prudenti di Apollo per la guida, si lancia in una corsa che sta per provocare la fine della terra, Giove interviene)

…..

tuonò, e librato un fulmine alto sulla destra,

lo lanciò contro l'auriga, sbalzandolo dal cocchio

e dalla vita, e con la furia del fuoco il fuoco represse.

Atterriti s'impennano i cavalli e con un balzo sciolgono

il collo dal giogo, spezzano i finimenti e fuggono.

Qui cadono i morsi, più in là l'asse divelto del timone,

da questa parte i raggi delle ruote fracassate e ciò che resta

del cocchio in frantumi è disseminato in ogni luogo.

(libro secondo - Metamorfosi di Ovidio)

Nel 2008 mi avventurai nella lettura delle Metamorfosi di Ovidio, mi venne voglia di realizzare una specie di fumetto ad acquarello, come un specie di appunto di lettura. Il libro di Ovidio si fece divorare in fretta ma data la mole e la grandezza delle Metamorfosi il mio tentativo di fumetto acquerellato rimase incompiuto, conto sempre di riprendere questo lavoro. Inserisco in questo blog alcune tavole.

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Climene e Fetonte - Metamorfosi di Ovidio

acquarello e polvere di pino - 2008 - cm. 21,5x29

«Per questo fulgore splendido di raggi abbaglianti,» disse,

«che ci vede e ci ascolta, io ti giuro, figliolo,

che tu sei nato da questo Sole che contempli e che regola

la vita in terra. Se ciò che dico è menzogna, mai più mi consenta

di guardarlo e sia questa luce l'ultima per i miei occhi!

Del resto non ti sarà fatica trovare la casa paterna:

la terra in cui risiede confina con la nostra, là dove sorge.

Se questo hai in animo, va' e chiedi a lui stesso».

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

Nel 2008 mi avventurai nella lettura delle Metamorfosi di Ovidio, mi venne voglia di realizzare una specie di fumetto ad acquarello, come un specie di appunto di lettura. Il libro di Ovidio si fece divorare in fretta ma data la mole e la grandezza delle Metamorfosi il mio tentativo di fumetto acquerellato rimase incompiuto, conto sempre di riprendere questo lavoro. Inserisco in questo blog alcune tavole.

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Argo - Metamorfosi di Ovidio

acquarello e matite -2008 - cm. 21,5x29

Cento occhi aveva Argo tutt'intorno al suo capo:

due alla volta riposavano a turno,

mentre gli altri stavano svegli, montando la guardia.

In qualunque modo si sistemasse, sorvegliava Io;

anche di spalle l'aveva davanti agli occhi.

Di giorno lascia che pascoli; quando il sole scende sottoterra,

la rinchiude, cingendole a disdoro il collo con una catena.

Di fronde d'alberi e di erba amara si nutre l'infelice,

e invece che in un letto si corica sulla terra priva a volte

anche d'una coltre erbosa, e s'abbevera in fiumi fangosi.

E se voleva tendere le braccia ad Argo

per supplicarlo, braccia non possedeva da tendergli;

se tentava di lamentarsi dalla bocca uscivano muggiti

e a quel suono rabbrividiva atterrita dalla sua stessa voce.

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Apollo e Dafne - Metamorfosi di Ovidio

acquarello, isatis, polvere di pino -2008 - cm. 21,5x29

….. e dalla faretra estrasse due frecce

d'opposto potere: l'una scaccia, l'altra suscita amore.

La seconda è dorata e la sua punta aguzza sfolgora,

la prima è spuntata e il suo stelo ha l'anima di piombo.

Con questa il dio trafisse la ninfa penea, con l'altra

colpì Apollo trapassandogli le ossa sino al midollo.

Subito lui s'innamora, mentre lei nemmeno il nome d'amore

vuol sentire …….

Ancora prega, che un torpore profondo pervade le sue membra,

il petto morbido si fascia di fibre sottili,

i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami;

i piedi, così veloci un tempo, s'inchiodano in pigre radici,

il volto svanisce in una chioma: solo il suo splendore conserva.

Anche così Febo l'ama e, poggiata la mano sul tronco,

sente ancora trepidare il petto sotto quella nuova corteccia

e, stringendo fra le braccia i suoi rami come un corpo,

ne bacia il legno, ma quello ai suoi baci ancora si sottrae.

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Apollo ed Heros - Metamorfosi di Ovidio

Acquerello e isatis -2008 - cm. 21,5x29

Ancora insuperbito per aver vinto il serpente, il dio di Delo,

vedendolo che piegava l'arco per tendere la corda:

«Che vuoi fare, fanciullo arrogante, con armi così impegnative?»

gli disse. «Questo è peso che s'addice alle mie spalle,

a me che so assestare colpi infallibili alle fiere e ai nemici,

a me che con un nugolo di frecce ho appena abbattuto Pitone,

infossato col suo ventre gonfio e pestifero per tante miglia.

Tu accontèntati di fomentare con la tua fiaccola,

non so, qualche amore e non arrogarti le mie lodi».

E il figlio di Venere: «Il tuo arco, Febo, tutto trafiggerà,

ma il mio trafigge te, e quanto tutti i viventi a un dio

sono inferiori, tanto minore è la tua gloria alla mia».

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Apollo e il pitone - Metamorfosi di Ovidio

acquarello, isatis, polvere di pino -2008 - cm. 21,5x29

Quando dunque il suolo, fangoso per il recente diluvio,
si riasciugò al calore benefico dell'astro celeste,
partorì un'infinità di specie, in parte riproducendo
forme note, in parte creando mostri sconosciuti.
E pur non volendolo, generò anche te, Pitone smisurato,
serpente mai visto prima, terrore delle nuove genti,
tanto era lo spazio su cui ti distendevi giù dal monte.
Febo, il dio con l'arco, ma che fino ad allora di quell'arma
s'era servito solo contro camosci e caprioli in fuga,
lo seppellì di frecce e svuotò quasi la faretra per ucciderlo,
facendogli sprizzare veleno dalle nere ferite.

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Ripopolamento della terra - Metamorfosi di Ovidio


acquarello, isatis, polvere di pino -2008 - cm. 21,5x29
S'incamminano, velandosi il capo, sciogliendo le vesti,
e ubbidendo, lanciano pietre alle spalle sui loro passi.
E i sassi (chi lo crederebbe se non l'attestasse il tempo antico?)
cominciarono a perdere la loro rigida durezza,
ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma.
Poi, quando crebbero e più duttile si fece la natura loro,
fu possibile in questi intravedere forme umane,
ancora imprecise, ……

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Deucalione e Pirra - Metamorfosi di Ovidio

acquarello, isatis, polvere di pino -2008 - cm. 21,5x29

Fu in questo luogo (l'unico non sommerso) che Deucalione
approdò, portato da una piccola barca, con la sua compagna,
e subito invocarono le ninfe coricie, gli dèi dei monti
e Temi, che predice il destino e che allora lì teneva oracoli.
Mai ci fu uomo migliore di lui e più amante
di giustizia, mai ci fu donna più timorata di lei. E Giove,
quando vide il creato ridotto a un mare d'acque stagnanti
e di tante migliaia d'uomini un solo superstite,
di tante migliaia di donne una sola superstite,
due esseri innocenti, due esseri devoti agli dei,
squarciò le nubi e, dispersi col vento gli uragani,
mostrò di nuovo al cielo la terra e alla terra il cielo.


(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Diluvio universale - Metamorfosi di Ovidio

acquarello e isatis -2008 - cm. 21,5x29

La furia sfrenata del mare ormai ha coperto le alture,
e i flutti, cosa mai vista, si frangono contro i picchi dei monti.
Il più degli uomini è travolto dai marosi e quelli risparmiati
sono vinti, per mancanza di cibo, dal lungo digiuno.


(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Re Licaone diventa lupo - Metamorfosi di Ovidio

acquarello e isatis -2008 - cm. 21,5x29

Atterrito fugge e raggiunta la campagna silenziosa
lancia ululati, tentando di parlare. La rabbia
gli sale al volto dal profondo e assetato come sempre di sangue
si rivolge contro le greggi e tuttora gode del sangue.
Le vesti si trasformano in pelo, le braccia in zampe:
ed è lupo, ma della forma antica serba tracce.
La canizie è la stessa, uguale la furia del volto,
uguale il lampo degli occhi e l'espressione feroce.

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Banchetto di Re Licaone - Metamorfosi di Ovidio

acquarello e isatis -2008 - cm. 21,5x29

Mi era giunta all'orecchio l'infamia di questo tempo;
sperando che non fosse vero, scendo dalla cima dell'Olimpo
e sotto spoglie umane io Giove percorro la terra.
Lungo sarebbe elencare tutti i misfatti che trovai
disseminati: nulla il sospetto in confronto al vero.
Passato il Mènalo spaventoso per i covi delle sue belve,
il Cillene e le pinete del gelido Liceo,
arrivo, quando il crepuscolo annuncia ormai la notte,
dove ha sede l'inospitale dimora del tiranno di Arcadia.
Feci intendere che era giunto un dio, e il popolo
si mise a pregare: Licàone prima si fa beffe dei devoti,
poi dice: "Voglio accertare, con prova lampante, che questo dio
non sia un mortale; e il vero sarà indubitabile".
Di notte, immerso nel sonno, m'avrebbe ucciso a tradimento:
questa era la prova della verità che intendeva.
Non contento, sgozza col pugnale un ostaggio
inviatogli dalla gente di Molossia,
e quelle membra ancora palpitanti nell'acqua bollente
parte le lessa e parte le arrostisce al fuoco.
Non ha il tempo d'imbandirmele, che con la fiamma vendicatrice
su sé stessa io faccio crollare quella casa degna del padrone.

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Età del ferro - Metamorfosi di Ovidio

acquarello, matite, isatis, polvere di pino - 2008 - cm. 21,5x29

…… L'ultima fu quella ingrata del ferro.

E subito, in quest'epoca di natura peggiore, irruppe

ogni empietà; si persero lealtà, sincerità e pudore,

e al posto loro prevalsero frodi e inganni,

insidie, violenza e smania infame di possedere.

Senza conoscerli bene, il marinaio diede le vele

ai venti, e le carene, che un tempo stavano in cima ai monti,

si misero a battere flutti sconosciuti.

Sulla terra, comune a tutti prima, come la luce del sole

o l'aria, il contadino tracciò con cura lunghi confini.

E non si pretese solo che questa, nella sua ricchezza,

desse messi e alimenti, ma si penetrò nelle sue viscere

a scavare i tesori che nasconde vicino alle ombre

dello Stige e che sono stimolo ai delitti.

Così fu estratto il ferro nocivo e più nocivo ancora

l'oro: e comparve la guerra, che si combatte con entrambi

e scaglia armi di schianto con mani insanguinate.

Si vive di rapina: l'ospite è alla mercé di chi l'ospita,

il suocero del genero, e concordia tra fratelli è rara.

Trama l'uomo la morte della moglie e lei quella del coniuge;

terribili matrigne mestano veleni lividi;

il figlio scruta anzitempo gli anni del padre.

Vinta giace la pietà, e la vergine Astrea,

ultima degli dei, lascia la terra madida di sangue.

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Età del bronzo - Metamorfosi di Ovidio

acquarello e matite - 2008 - cm. 21,5x29

Terza a questa seguì l'età del bronzo: d'indole

più crudele e più proclive all'orrore delle armi,

ma non scellerata.

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Età dell'argento - Metamorfosi di Ovidio

acquarello e isatis - 2008 - cm. 21,5x29

Giove ridusse l'antica durata della primavera

e divise l'anno in quattro stagioni: l'inverno, l'estate,

un autunno variabile e una breve primavera.

Allora per la prima volta l'aria si fece di fuoco

per l'arsura o si rapprese in ghiaccio per i morsi del vento;

per la prima volta servirono case, e furono grotte,

arbusti fitti, verghe legate insieme da fibre;

allora in lunghi solchi si seminarono i cereali

e sotto il peso del giogo gemettero i giovenchi.

(libro primo - Metamorfosi di Ovidio)

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Età dell'oro - Metamorfosi di Ovidio

Acquarello, matite, isatis, polvere di pino 2008 - cm. 21,5x29

Per prima fiorì l'età dell'oro, che senza giustizieri

o leggi, spontaneamente onorava lealtà e rettitudine.

Non v'era timore di pene, né incise nel bronzo

si leggevano minacce, o in ginocchio la gente temeva

i verdetti di un giudice, sicura e libera com'era.

Reciso dai suoi monti, nell'onda limpida il pino

ancora non s'era immerso per scoprire terre straniere

e i mortali non conoscevano lidi se non i propri.

Ancora non cingevano le città fossati scoscesi,

non v'erano trombe dritte, corni curvi di bronzo,

né elmi o spade: senza bisogno di eserciti,

la gente viveva tranquilla in braccio all'ozio.

Libera, non toccata dal rastrello, non solcata

dall'aratro, la terra produceva ogni cosa da sé

e gli uomini, appagati dei cibi nati spontaneamente,

raccoglievano corbezzoli, fragole di monte,

corniole, more nascoste tra le spine dei rovi

e ghiande cadute dall'albero arioso di Giove.

Era primavera eterna: con soffi tiepidi gli Zefiri

accarezzavano tranquilli i fiori nati senza seme,

e subito la terra non arata produceva frutti,

i campi inesausti biondeggiavano di spighe mature;

e fiumi di latte, fiumi di nettare scorrevano,

mentre dai lecci verdi stillava il miele dorato.

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